Calcio

Il Bolton chiude. O forse no.

No, non vogliamo far diventare questo sito un cimitero di squadre di calcio. Però, i chiari di luna sono questi e le squadre con un passato rilevante che chiudono o che versano in grandi difficoltà sono tante, qua e là per l’Europa. In Inghilterra, ad esempio, è il turno dei Bolton Wanderers, che stanno camminando sul filo che separa il proseguimento di una storica attività dalla chiusura dei battenti.

Un po’ di storia

La nascita del Bolton risale al 1877 (!), dopo che i componenti della squadra non furono più graditi nel contesto della “parrocchia” di Christ Church (dove iniziarono l’attività tre anni prima) e furono costretti a trovarsi un’altra “sede”. La ricerca peraltro non fu facile (da qui l’appellativo “Wanderers” – vagabondi), ma nel 1888 il Bolton fu uno dei 12 sodalizi fondatori della Football League. Insomma, quello del Bolton è un nome che va a braccetto con la storia del calcio inglese, anche se negli anni – o per meglio dire, nei secoli – i successi non sono stati tanti. Di “scudetti” non se n’è mai parlato; ci sono però 4 Coppe d’Inghilterra (con anche tre finali perse), un Charity Shield (l’equivalente della Supercoppa italiana) e tre finali – perse – di Coppa di Lega.

Gli intensi anni Duemila

Fra retrocessioni e risalite, il Bolton è stato un pezzo importante della Premier League in questo periodo, concendosi anche due partecipazioni consecutive alla Coppa Uefa (miglior risultato nel 2007-08, con l’uscita ai 16esimi con lo Sporting Lisbona). In quegli anni, e anche in precedenza, la maglia biancorossoblù è finita sulle spalle di giocatori di culto come Jay-Jay Okocha, Nicolas Anelka e persino Fernando Hierro, a. Nella seconda decade del XXI secolo il tracollo, anticipato, come spesso capita, da guai finanziari: i debiti schiacciarono una prima volta la società durante la stagione 2015-16, che si concluse con la retrocessione in League One (la terza serie inglese), dove i “trotters” sono tornati nelle scorse settimane, dopo essere rimbalzati nuovamente in Championship nel 2017.

A che punto siamo?

La passata stagione è trascorsa a suon di pagine romanzesche, con l’ex proprietario che ha “donato” 5 milioni di sterile al club quattro giorni prima della sua morte e con i giocatori che non potevano allenarsi perché il campo designato era chiuso per risparmiare soldi. Fu retrocessione scontata, quindi, con tanto di 12 punti di penalizzazione da scontare nella stagione successiva – ovvero quella in corso. Il Bolton si presenta ai quattro incontri finora in calendario con una squadra di giovanissimi e ottiene un punto, portando il “bottino” di classifica a -11. Intanto, è in corso una febbrile trattativa per la cessione della società a nuovi proprietari. Il romanzo prosegue, visto che prima sembrava tutto fatto, poi pareva tutto saltato e ora ci sono “discussioni in corso”, come riporta il sito Internet della società.

Campionato zoppo

In League One non c’è solo il Bolton a dibattersi nelle paludi dei “buchi” amministrativi. Ultimo in classifica, con il fardello di 12 punti di penalizzazione, c’è infatti il Bury Football Club, altra compagine a dir poco storica (nacque nel 1885 e in bacheca ha due Coppe nazionali), rappresentante – come il Bolton – di un “paesone” nei dintorni di Manchester. Qui le acque sono ancora più melmose, visto che il Bury non si è presentato neppure a una partita prevista dal calendario per divieto espresso da parte della Lega (“O pagate i debiti o non giocate”, il succo del discorso) e che la conseguente sparizione, dopo la promozione ottenuta giusto qualche settimana fa, pare proprio dietro l’angolo. Anche in questo caso si parla di “trattative in corso”, ma il tempo stringe. I tifosi, intanto non si rassegnano. E tengono in ordine lo stadio

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