Quattro giorni di gare a Toruń per il primo grande appuntamento internazionale del 2021 per l’atletica, i Campionati europei indoor. Nessun primato continentale, ma i grandi nomi hanno risposto presente. E, sul piano delle singole federazioni, si registra – una volta di più – la grande accelerazione dei Paesi Bassi, ormai una potenza mondiale dello sport, che sia su pista, su ghiaccio, nell’acqua o su asfalto.
Superpotenza arancione
Nadine Visser, Femke Bol e gli altri specialisti dei 400. Sono stati loro a spedire la squadra “orange” verso un primo posto nel medagliere che ha qualcosa di storico. Visser ha regolato le rivali nei 60 ostacoli (7″77, miglior prestazione mondiale stagionale), Bol ha confermato il suo talento da 21enne prodigio nei 400 (50″63; nel 2019 aveva un personale di 53″64), trascinando poi le compagne di Nazionale al successo nella staffetta. E nel mazzo di ori è stato messo anche quello dei 400isti, con Tony van Diepen e Liemarvin Bonevacia a doppiare le medaglie vinte nella gara individuale (rispettivamente secondo e terzo). Non finisce qui, perché la gioiosa armata arancione ha messo da parte anche il bronzo dei 60 piani, con Jamile Samuel. In tutto, 7 volte fra i primi tre: rispetto a due anni (Glasgow 2019) un incremento clamoroso, sia sul piano numerico che delle qualità, visto che in Scozia i neerlandesi portarono a casa “solo” un argento e due bronzi.
Costante britannica
Dal punto di vista della coralità, è stata la squadra britannica a imporsi. Due i successi, arrivati da quel serbatoio quasi inesauribile che è il mezzofondo femminile: vincono Amy-Eloise Markovc (3000) e Keely Hodginkson, che per restare in tema di ragazze-prodigio è del 2002 e negli 800 ha saputo domare le tigri polacche, Joanna Jozwik e Angelica Cichocka dotate di ben altra esperienza internazionale. Complessivamente, al netto di alcune assenze rilevanti, i britannici sono saliti 12 volte sul podio, lasciando il segno in pratica in tutte le gare di corsa. Molto meno bene, invece, nei salti e nessun raccolto nelle prove multiple, ma qui si torna al discorso degli assenti di cui sopra.
Salti lusitani
Tre medaglie, tutte d’oro, per il Portogallo, una vera novità a questo livello, almeno in tema “collettivo”. Due successi arrivano dal salto triplo, terreno di caccia per il cubano naturalizzato Pedro Pablo Pichardo e per Patricia Mamona, che è arrivata fino a 14,53 (nuovo primato nazionale). A chiudere il tris la lanciatrice del peso Auriol Dongmo, che giusto nel 2020 ha “sposato”, a livello sportivo, il Portogallo lasciando il Camerun.
Padroni di casa onnipresenti
La Polonia si è confermata realtà di primissimo livello sulla scena dell’atletica. Giovani promesse e atleti navigati hanno permesso alla squadra di casa di occupare per 10 volte un gradino del podio: “solo” uno, però, il successo, ottenuto dalla sorpresa Patryk Dobek negli 800. Da aggiungere al conto, però, 5 argenti, 4 bronzi e una notevole costanza di rendimento, in tutte le specialità. Da sottolineare il secondo posto, poi diventato primo e poi ritrasformato in secondo da questioni di giuria, di Marcin Lewandowski, che nei 1500 ha duellato senza esclusione di colpi con il norvegese Jakob Ingebrigtsen, prima squalificato e poi “riabilitato” a seguito di un finale di gara molto acceso.

I grandi nomi
C’era Armand Duplantis, fondamentalmente senza avversari nel salto con l’asta: lo svedese ha chiuso a 6,05, che è il primato dei Campionati ma che è ben lontano dal suo stesso limite (6,18). Di Ingebrigtsen abbiamo già detto qualcosa: il norvegese ha chiuso vincendo i 1500 di cui sopra e anche i 3000, risultando l’unico “mietitore” della sua Nazione e fissando una doppietta storica nell’ambito della rassegna continentale al coperto. Nell’alto ha confermato i pronostici l’ucraina (2001) Yaroslava Mahuchikh, che ha chiuso a 2 metri netti una finale con altre due connazionali (seconda Iryna Herashchenko). Prosegue inoltre la sua crescita la svizzera Alja Del Ponte, prima nei 60 piani: il suo 7″03 è la miglior prestazione mondiale stagionale e arriva dopo un 2020 in cui l’elvetica ha saputo piazzare miglioramenti a raffica. Conferme, rispetto ai pronostici, nelle prove multiple: nel pentathlon ha vinto la belga Nafissatou Thiam, nell’eptahlon il migliore è risultato essere il francese Kevin Mayer.
E l’Italia?
Gli azzurri presentavano qualche grosso calibro e alcune promesse, forse – come spesso capita alle nostre latitudini – eccessivamente caricate di aspettative. È il caso di Larissa Iapichino, che è arrivata a 6,59 e che può comunque tornare a casa con un buon quinto posto, considerando che è una 2002. Gianmarco Tamberi partiva invece con tutti i favori del pronostico nell’alto, ma ha dovuto applaudire il bielorusso Maksim Nedasekau, capace di superarlo praticamente all’ultimo tentativo. L’Italia ha così trovato la sua unica gemma d’oro con lo sprint di Marcell Jacobs, autentico dominatore dei 60 piani: il suo 6″47 è la miglior prestazione mondiale stagionale, a soli 5 centesimi dal primato europeo, che appartiene al britannico Dwain Chambers dal 2009. Il raccolto azzurro lo completa Paolo Dal Molin, terzo nei 60 ostacoli e tornato sul podio europeo a distanza di 8 anni dall’argento di Goteborg (sempre al coperto).
Il medagliere




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