Il Portogallo è una delle Nazioni emergenti nell’atletica internazionale. Dal punto di vista dei salti, però, i lusitani hanno una lunga tradizione di esponenti di talento, tanto che le ultime due medaglie d’oro vinte ai Giochi olimpici estivi sono uscite dalla sabbia del lungo. In questi giorni, però, la scena nazionale si è animata per via di uno colorito scambio di vedute fra due atleti, che sono stati peraltro proprio quelli che hanno indossato le due medaglie olimpiche di cui sopra. Si tratta di Nelson Evora, oro a Pechino 2008 nel triplo, e di Pedro Pablo Pichardo, primo classificato del medesimo concorso a Tokyo 2021. Fra i due ci sono 9 anni di differenza (Evora è del 1984), c’è stata la condivisione dell’avventura olimpica proprio a Tokyo e non sembra proprio esserci buon sangue.
L’affondo di Evora
“Pichardo è stato comprato dalla Federazione in modo da avere risultati nel breve termine – le parole di Evora – Nel nostro Paese non abbiamo ragazzi che saltano 16 metri, ma abbiamo un senior che salta i 17. Sono felice che lui porti delle medaglie, ma che riflesso ha sul nostro movimento? Di chi fa gli interessi? Chi ne guadagna? Sì, le sue vittorie fanno bene adesso. E poi?”. Evora, che in carriera ha vinto anche un oro, un argento e 4 bronzi mondiali, fra aperto e chiuso, è nato in Costa d’Avorio da genitori capoverdiani, che sono poi migrati in Portogallo quando lui aveva 5 anni: “Io ho passato 11 anni prima di poter gareggiare per questa Nazione e all’inizio mi vergognavo quando incontravo esponenti delle federazioni che rappresentavano le mie origini. Da giovane, però, mi hanno dato la possibilità di scegliere per chi gareggiare e io ho scelto il Portogallo. Non mi sembrava giusto indossare i colori di una Nazione che non sentivo mia”.
I rimbalzi di Pichardo
Anche PPPP (Pedro Pablo Peralta Pichardo è il nome completo) ha una storia movimentata. Nato a Cuba, ne ha difeso i colori a livello internazionale fino all’età di 22 anni, portando a casa anche tre argenti mondiali, fra rassegne estive e invernali. Nel 2017, poi, quando si trovava in Germania per gareggiare con la maglia di Cuba è sostanzialmente sparito, per poi riapparire qualche settimana dopo. Pichardo allora firmò un contratto professionistico con la polisportiva del Benfica: 8 mesi dopo divenne cittadino portoghese e nel 2019 potè iniziare a gareggiare con il rosso e il verde lusitano addosso. Il campione olimpico in carica non ha preso per niente bene i commenti di Evora: “Quando dici che sono stato comprato, mi manchi di rispetto – ha scritto Pichardo su Instagram – Io non sono una prostituta. Ho lasciato Cuba per i problemi che tutti conoscono e il Benfica mi ha fatto un’offerta, così come hanno fatto altre realtà di altri paesi. Tu (rivolto ad Evora – ndr) hai un personale di 17,74 e io salto di più indossando un cappello e i pantaloni lunghi. Passare 11 anni per avere un documento portoghese non ti rende più portoghese di me. Ogni volta che ne hai l’occasione parli di me, ma adesso smettila: sembri già una ragazza quando le piace un ragazzo. Sei bello, ma io non sono gay”. Con la maglia del Portogallo, Pichardo ha vinto anche due Mondiali e un Europeo, oltre all’oro di Tokyo 2021.
Aria pesante
La Federação Portuguesa de Atletismo si è trovata in mezzo a questi stracci che volavano ed è dovuta intervenire in tutta fretta. Schierandosi, peraltro, con Pichardo: “Non voglio entrare nella discussione fra loro – le parole del presidente federale Jorge Vieira – Ma quello che dice Evora colpisce chiaramente la nostra immagine. Non abbiamo mai comprato nessuno, tantomeno Pichardo. Noi non compriamo atleti, ma li scopriamo e li aiutiamo a raggiungere il massimo livello possibile”. L’atletica portoghese si ritrova quindi in mezzo a un temporale, dopo i piacevoli venti arrivati da Istanbul, dove, in occasione dei recenti Europei invernali, la selezione lusitana ha portato a termine la miglior spedizione internazionale della sua storia, con 9 finalisti e tre medagliati. Uno di questi era Pichardo, le altre due la triplista Patricia Mamona e la pesista Auriol Dongmo. Quest’ultima, peraltro, è nata e cresciuta in Camerun, con i cui colori ha gareggiato fino al 2017: poi, un “trasferimento di fedeltà”, procedura con cui la Federazione mondiale di atletica leggera gestisce i cambi di nazionalità, l’ha portata nell’organico della Nazionale portoghese, con cui ha vinto due Europei e un Mondiale indoor e un argento “estivo”, a Munchen 2022.
Cosa dice la norma?
World Athletics regola così la questione dell’atletica-mercato, che ha visto coinvolti diversi protagonisti di alto livello negli ultimi anni: “Un atleta può rappresentare uno Stato diverso dal precedente dopo aver osservato un periodo lontano dalle gare internazionali di 3 anni. Inoltre, alla fine del suddetto periodo, l’atleta deve avere più di 20 anni, essere un cittadino del nuovo Stato e avere un genuino, significativo, credibile e radicato legame con il nuovo Stato (ad esempio, la residenza). Negli anni, hanno fatto scuola gli esempi di Israele, Turchia e Bahrain, Nazionali che hanno ricevuto “trasferimenti di fedeltà” da un numero enorme di atleti.


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