Lo scettro di regina d’Europa del calcio a 5 rimane nell’angolo sudoccidentale del Continente. Spagna e Portogallo sono da sempre i riferimenti del Futsal in Europa, ma la Champions League 2022-23, dal punto di vista puramente geografico, non è finita nella Penisola Iberica. A sollevare il trofeo è stata infatti il Palma Futsal, espressione della città di Palma de Mallorca, capitale della principale isola delle Baleari. I maiorchini hanno piegato in finale lo Sporting Lisbona, imponendosi ai calci di rigore e andando così a prendersi il primo trofeo continentale della loro storia.
Finale a 4 fra soliti noti e prime volte
Il massimo (e unico) trofeo continentale del calcio a 5 si è assegnato con una finale a 4 disputatasi proprio a Palma de Mallorca. Si è giocato però non nella casa del Palma Futsal (il Son Moix), ma al ben più grande Velòdrom Illes Balears, che ha raccolto 5280 spettatori per l’ultimo atto. Prima, però, ci sono state le semifinali, con i “padroni di casa” che l’hanno spuntata sui portoghesi del Benfica (4-3) e lo Sporting Lisbona che ha invece disposto a piacimento (7-1) dei belgi dell’Anderlecht. I viola di Bruxelles sono stati la sorpresa della competizione, portando una realtà belga a questo livello europeo per la prima volta dopo 16 anni (nel 2006-07 fu l’Action 21 Charleroi ad arrivare a giocare la semifinale). L’Anderlecht ha dovuto poi accontentarsi del quarto posto, dato che il Benfica ha vinto la partita di “consolazione” (4-3), chiudendo così per la terza volta nella sua storia sul terzo gradino del podio europeo.
6 metri decisivi
La Champions League si è conclusa ai calci di rigore, dato che Palma e Sporting Lisbona non sono riuscite a superarsi nei regolamentari e neppure nei supplementari, segnando una sola volta a testa. Si è andati dal dischetto, quindi, frangente in cui la tensione è montata a livelli altissimi, tanto che dopo il quarto rigore calciato è scattata persino una rissa in campo fra i giocatori delle due squadre. Due espulsioni, una per parte, e la sequenza è ripresa: nessuno ha più sbagliato e allora è risultato decisivo il primo rigore dello Sporting, calciato da Varela e parato con il corpo da Luan Muller. Il tiro conclusivo, invece, lo ha scagliato Mario Rivillos, che aveva già timbrato per il Palma durante i regolamentari e che ha così consegnato alla squadra delle Baleari il trofeo continentale. Per la Spagna si tratta della 12esima vittoria su 22 edizioni, con il primato di 5 che appartiene all’Inter Fútbol Sala, realtà di Torrejón de Ardoz, comune della cintura metropolitana di Madrid. I numeri aumentano ulteriormente di peso se si allarga la statistica alle migliori 4 di ciascuna annata: di 88 posti complessivamente a disposizione, la Spagna ne ha occupati 29. Nota: all’edizione 2022-23 non hanno partecipato, per i motivi ormai arcinoti, formazioni russe, movimento che a livello di club è stato storicamente importante (15 volte nelle prime 4 classificate della Champions).
Tanto Brasile, sotto bandiere diverse
Luan Muller, portiere del Palma, è stato decisivo: ha parato il rigore che è valso poi la vittoria e in precedenza aveva anche disegnato l’assist per l’1-0 di Rivillos. In semifinale, inoltre, era stato fondamentale, con le sue parate, per il successo dei maiorchini sul Benfica. Così, la Uefa lo ha premiato come miglior giocatore della Final 4. Muller, brasiliano di nascita, batte bandiera dell’Armenia, mentre il suo compagno di squadra Chaquinha è a tutti gli effetti un giocatore georgiano. Fra i freschi campioni d’Europa c’è anche un naturalizzato italiano, Cainan de Matos, che nel 2021 ha abbracciato la cittadinanza tricolore dopo essere arrivato in Italia nel 2013 per giocare nel Cisternino. De Matos, peraltro, è stato anche inserito nel quintetto ideale della manifestazione. In tutto, la rosa del Palma è composta da 4 spagnoli, un italiano, un armeno, un georgiano, due iraniani (non naturalizzati) e cinque brasiliani. Due bandierine italiane figurano invece nella formazione dello Sporting Lisbona: trattasi di quelle accanto ai nomi di Diego Cavinato e Alex Merlim, anche loro partiti dal Brasile e diventati negli anni colonne della Nazionale italiana (Merlim conta in carriera più di 100 presenze in azzurro).
Le squadre italiane?
In lizza in questa edizione della Champions League ce n’era una, la Feldi Eboli. I salernitani hanno perso la Finale Scudetto 2021-22 con la Italservice Pesaro, ma quest’ultima ha rinunciato alla partecipazione alla competizione europea, lasciando così il posto a Eboli, che ha superato la prima fase a gironi (tre vittorie in altrettante partite), ma si è poi arenata nella cosidetta fase élite, dopo le sconfitte con gli ucraini dell’Uragan Ivano-Frankovsk e con il già citato Sporting Lisbona. La rinuncia europea di Pesaro riapre peraltro la questione-naturalizzati, dato che l’Italservice ha scelto, l’estate scorsa, di non affrontare la Champions proprio per motivi a essa legati: “Il nuovo regolamento in Italia sui giocatori ‘formati’ non consente alla squadra campione d’Italia di rappresentare degnamente il proprio paese nella massima competizione europea per club. E noi alla dignità ci teniamo. Comprendo il dispiacere di tifosi e affezionati che ovviamente è anche il mio. Ma come avete capito e sapete bene le cose o le posso fare per bene, oppure preferisco evitare figuracce”, furono all’epoca le parole del presidente marchigiano Lorenzo Pizza. Cosa dice il regolamento adottato di recente in Italia, successivamente al fiasco della Nazionale agli ultimi Europei (2022)? Che in questa stagione devono essere in rosa almeno 7 giocatori “formati” nel paese (non necessariamente italiani, quindi, ma che abbiano affrontato un percorso di crescita nei vivai nazionali), obbligo che salirà a 8 nella prossima annata e a 9 nel 2024-25. La riforma è stata promulgata nel tentativo di dare un’impronta più “nazionale” al calcio a 5 del paese: le società non l’hanno presa granché bene, da vedere se avrà effetti nel medio-lungo termine.


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