Il Barcelona corona la seconda stagione perfetta consecutiva e rimane sul trono d’Europa, vincendo la Champions League 2023-24. Per la squadra blaugrana è la seconda coppa delle campionesse consecutiva, la terza negli ultimi quattro anni, a testimonianza della enorme qualità di un ciclo che sembra non aver fine. L’allenatore Jonatan Giráldez ha a disposizione buona parte del meglio che può offrire una nazione guida come la Spagna e alcune stelle brillantissime del panorama internazionale: il tutto, sapientemente mescolato, ha portato a un cammino memorabile in Europa, oltre che al successo nelle due competizioni, campionato e Coppa della Regina, nazionali, replicando il “triplete” firmato giusto un anno fa.
Bonmatí, una trascinatrice speciale
La finale, giocata al San Mamés di Bilbao davanti a 50827 spettatori, il Barcelona l’ha vinta con l’Olympique Lyonnais, meglio noto come Lione, che non è così riuscito ad aggiungere una nuova Champions alle 8 già in bacheca. A decidere la sfida, quella che attualmente si può definire la giocatrice più forte del mondo, Aitana Bonmatí. 26 anni, rappresenta l’anima blaugrana in tutto e per tutto: gioca con la Prima squadra del Barça dal 2015 ed è stata parte integrante di ciascuno dei successi catalani di questo recente periodo storico. Nel 2023, inoltre, è stata trascinatrice della Spagna che ha vinto il Mondiale, è stata premiata con il Pallone d’oro ed è stata anche insignita del premio come miglior giocatrice, sia dalla Uefa che dalla Fifa. Per allungare la lista dei riconoscimenti, è arrivato anche quello di miglior giocatrice della Champions 2023-24, che fa il paio con quello della scorsa annata. Nella finale di Bilbao, Bonmatí ha messo a segno la rete dell’1-0 e ha dato il suo solito, enorme, contributo in mezzo al campo.
Contributo che non fa mancare neanche a pallone fermo, quando c’è da far valere ragioni e istanze, sportive e non. Nel 2022 è stata una de “Las 15”, ovvero il gruppo di giocatrici spagnole che ha criticato apertamente i metodi di gestione, tecnica e relazionale, dell’allora selezionatore della Nazionale, Jorge Vilda, scatenando un notevole putiferio e finendo di fatto “fuori rosa”, per quel che riguarda le convocazioni. Nel giugno 2023, però, poco prima dei Mondiali, Bonmatí fu una delle tre giocatrici che tornò sui suoi passi, sottolineando i “cambiamenti positivi che ci sono stati dopo quella vicenda“. Da lì si arrivò, comunque, alla Spagna campione e anche al terremoto-Rubiales, ma questa è decisamente un’altra storia.
Il sigillo di Alexia
La rete del definitivo 2-0, arrivata in pieno recupero, l’ha segnata un pezzo di storia del Barcelona, Alexia Putellas, che di anni ne ha 30, che condivide con Bonmatí il primato di gol realizzati in Champions con la maglia blaugrana (22) e che ha superato le 400 presenze ufficiali con quegli stessi colori addosso. Giusto per inquadrarla, se la compagna di squadra sopracitata, con cui ha condiviso la vittoria al recente Mondiale, ha vinto il Pallone d’Oro 2023, lei ha in casa quelli 2021 e 2022, oltre a una lunghissima serie di trofei, individuali e collettivi. Vero simbolo della scena calcistica internazionale femminile, è stata anche protagonista di due serie televisive, una (“Labor Omnia Vincit”) prodotta persino da Amazon Prime Video. I suoi ultimi mesi al Barça, però, sono stati abbastanza travagliati, dopo l’infortunio a un legamento crociato, la conseguente lunga assenza e qualche posto perso nelle gerarchie di una squadra, zeppa di campionesse, che non poteva proprio aspettarla. Nella finale di Bilbao, Giráldez l’ha mandata in campo al 90esimo minuto e lei ha comunque trovato il modo di lasciare il suo marchio con una gran conclusione mancina.
Stelle, stelle dappertutto
La formazione con cui il Barcelona ha iniziato la partita di Bilbao è letteralmente stellare. In porta c’è Cata Coll, in campo nella finale mondiale vinta dalla Spagna; la linea difensiva è composta dall’inglese Lucy Bronze, che quella finale l’ha persa e che conta 121 presenze in Nazionale, dalla norvegese Ingrid Syrstad Engen (una 70ina di apparizioni in Nazionale), dalla spagnola Irene Paredes (altra campionessa mondiale in carica) e dalla svedese Fridolina Rolfö, riposizionata come esterno difensivo dopo tante stagioni da talentuosa ala (due argenti olimpici fra le, tante, altre cose). In mezzo? Di Bonmatí abbiamo detto, con lei ci sono Patricia Guijarro, per tre volte selezionata nella squadra ideale della Champions ed esclusa dalla Nazionale spagnola per essere una delle sopracitate “15” più battagliere, e Keira Walsh, che è il capitano dell’Inghilterra. In attacco ci sono l’imprendibile norvegese Caroline Graham Hansen, protagonista di una straordinaria prestazione in finale e giocatrice da 105 presenze in Nazionale, la bandiera blaugrana Mariona Caldentey (99 gol in 10 stagioni con il Barcelona) e la la 20enne Salma Paralluelo, che fino a un paio di anni fa si divideva fra calcio e atletica (detiene il primato nazionale U18 sui 400 ostacoli…) e che una volta firmato il contratto con il Barça ha deciso di concentrarsi solo sul pallone. Scelta ottima, dato che in due stagioni ha giocato 64 partite e ha segnato 47 gol con il club e che era l’attaccante titolare della Spagna iridata nel 2023! In tutto questo fiorire di stelle, c’è anche un astro italiano: è Giulia Dragoni, milanese classe 2006, che si è unita al Barcelona nel gennaio 2023 e che si è ritrovata a far parte un gruppo straordinario. Utilizzata principalmente nella squadra B, Dragoni ha comunque raccolto più di qualche presenza con la Prima, facendo anche il suo esordio in Champions, giocando 13′ nella partita della prima fase, contro le svedesi del Rosengard. Nella finale di Bilbao, l’ex Inter e Pro Sesto, era in tribuna, ma entra comunque nella storia del calcio italiano, diventandone la prima giocatrice a vincere la Champions League.
Lyon, la Nona non suona ancora
E per l’Olympique Lyonnais, perdere non è certo un abitudine. La squadra francese detiene il primato di Coppe delle Campionesse vinte (8), ha in bacheca 17 titoli (compreso quello 2023-24) e 10 coppe nazionali e vanta un organico di primissimo ordine.

Dopo aver condotto un girone senza macchia, superato l’ostacolo Benfica nei quarti e aggiudicatosi una memorabile doppia sfida tutta francese, con il PSG, in semifinale, il gruppo allenato da Sonia Bompastor, ha dovuto guardare il Barcelona alzare il trofeo. In finale, non ha segnato Kadidiatou Diani, miglior marcatrice della manifestazione con 8 reti, e non hanno lasciato il segno né l’haitiana Melchie Dumorney, né la neerlandese Danielle van de Donk né tantomeno la norvegese Ada Hegerberg, altra autentica stella di livello mondiale, confinata in panchina fino all’81esimo minuto a causa di una condizione ancora incerta per via di un infortunio che l’aveva tenuta fuori per un paio di mesi. Le occasioni più grandi, nell’arco della partita, le ha avute Wendie Renard: il capitano, del club e della Nazionale francese, deve così rimandare la foto con la nona Coppa delle Campionesse della carriera, dato che nelle 8 precedenti vinte dal Lyon, lei c’era sempre…
Uno sguardo al torneo finito…
In semifinale si sono fermate il PSG della neerlandese Lieke Martens e della fortissima malawiana Tabitha Chawinga (28 gol in 36 presenze complessive in questa stagione), che come detto si è arreso al Lyon, e il Chelsea, che aveva sognato la finale dopo aver vinto 1-0 la partita di andata, all’Olimpico di Barcelona. Al ritorno, però, di fronte a 39398 spettatori assiepati nientemeno che a Stamford Bridge, Bonmatí (e chi se no?) ha dato il là alla rimonta catalana. Fra le migliori 8 sono entrate anche il già citato Benfica, l’Ajax, le svedesi dell’Häcken e le norvegesi del Brann. Le italiane? La Juventus ha mancato l’accesso al girone di prima fase, perdendo ai rigori lo spareggio con l’Eintracht Frankfurt, mentre la Roma, che alla prima fase ha avuto accesso di diritto in quanto vincitrice dello Scudetto, ha chiuso al quarto posto un gruppo, tremendo, con PSG, Ajax e Bayern München, raccogliendo comunque 5 punti e patendo, nelle ultime due partite, una serie di eventi concatenati davvero sfavorevoli.
… e uno sguardo alla Champions 2024-25
Sono già definite quasi tutte le partecipanti; mancano infatti le vincitrici dei campionati di Polonia, Bulgaria, Slovacchia e Danimarca, che devono ancora concludersi. Alla fase a gironi sono già qualificate Barcelona, Lyon, Bayern e Chelsea, mentre Roma, Hammarby e Slavia Praga, tutte “scudettate” nelle rispettive nazioni, dovranno superare un turno preliminare, in cui confluiranno 11 squadre che arriveranno da un’ulteriore selezione precedente, attraverso quello che è definito il “cammino dei campioni”. Da questo si qualificheranno in 7, mentre cinque arriveranno dal “cammino di lega”, ovvero quello riservate alle formazioni piazzate nei campionati più importanti: qui si trovano, fra le altre, la Juventus, la Fiorentina, il Real Madrid, il Manchester City, l’Ajax, lo Sporting Club de Portugal, il Rosenborg, l’Arsenal. All’inizio della fase preliminare, che sarà ulteriormente anticipato da un turno riservato alle squadre provenienti dai campionati di Macedonia del Nord, Armenia e Azerbaigian, mancano più di tre mesi, con le prime partite che sono previste per il 4 settembre. Da lì iniziera l’ultima Champions League con questo formato, perché dalla stagione 2025-26 la UEFA metterà in atto una ristrutturazione del torneo, sullo stile di quanto avverrà, già nell’annata alle porte, con la competizione maschile.


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