Martedì 8 ottobre inizia la Women’s Champions League 2024/25, l’ultima che si svolgerà con la formula dei 4 gironi eliminatori. Dalla prossima annata, infatti, la UEFA introdurrà il nuovo formato, simile a quello maschile, con un maxi-gruppo da 18 squadre e una classifica unica. Prima delle edizioni future, c’è però da pensare a quella presente, cui parteciperanno, per quel che riguarda la fase a gruppi, tre squadre inglesi, due spagnole, due italiane, due tedesche e una rappresentante ciascuna per Austria, Francia, Norvegia, Paesi Bassi, Scozia, Svezia e Turchia. A dimostrazione di un panorama che tende progressivamente ad allargarsi, Scozia e Turchia avranno per la prima volta una squadra nella fase a gironi. La sfida, per tutte, è quella di detronizzare le regine del Barcelona, che hanno vinto le ultime due “Coppe delle Campionesse” (tre delle ultime quattro).
Il gruppo A
C’è la Roma, che ha vinto lo Scudetto e che si è qualificata superando la sfida di qualificazione, imposta dal fatto che l’Italia non ha diritto a un posto garantito nei gironi, con le svizzere del Servette (3-1 in casa e 2-7 oltralpe). Il sorteggio, però, non è stato particolarmente amichevole con le giallorosse, come già successo nella passata edizione: allora sulla strada della formazione allenata da Alessandro Spugna ci furono Bayern München e Ajax, stavolta ci sono il Lyon e il Wolfsburg, ovvero due delle grandi potenze del calcio femminile europeo. A chiudere il girone ci sono le debuttanti assolute del Galatasaray, che hanno fatto un mezzo miracolo, eliminando, all’ultima sfida pre-gironi, le ben più quotate ceche dello Slavia Praga: 2-2 all’andata in Turchia e 1-1 al ritorno in Boemia, prima del gol, arrivato ai supplementari, di Nazlıcan Parlak, che ha così sancito un momento storico per il calcio turco. La sezione femminile del Gala è stata aperta nel 2021, dopo un tentativo, durato poco nei primi anni Dieci: una stagione, la prima, di assestamento, il terzo posto nel 2022-23 e la vittoria del campionato nel 2023-24 hanno portato le Aslanlar (leonesse) sul massimo palcoscenico europeo. Difficile pensare a qualcosa in più, ovvero al passaggio del turno, obiettivo invece dichiarato della Roma. La rosa delle giallorosse ha visto l’arrivo, rispetto allo scorso anno, di Giulia Dragoni (in prestito dal Barcelona), della nazionale danese Frederikke Thøgersen (dall’Inter) e del portiere della nazionale ceca Olivie Lukášová (dallo Slavia Praga). Sono rimaste poi tutte le stelle, come Valentina Giacinti, Manuela Giugliano, la norvegese Emilie Haavi e la canadese Evelyne Viens, oltre alle giapponesi Moeka Minami e Saki Kumagai. Insomma, la squadra c’è e un ritorno ai quarti, raggiunti nel 2022-23, non pare improbabile. Sarà fondamentale il doppio confronto con il Wolfsburg, che rispetto alla scorsa stagione ha perso due stelle del calibro di Ewa Pajor (andata al Barcelona per 500mila euro) e Lena Oberdorf, una delle grandi speranze del calcio tedesco, ora alle prese con un infortunio al ginocchio che non ha però dissuaso il Bayern dall’investire 400mila euro nel suo acquisto. L’Olympique Lyonnais? Pare ancora fuori portata, al netto delle partenze di Delphine Cascarino (negli Usa) e Melvine Malard (al Manchester United). Sono arrivate, in particolare, la malawiana Tabitha Chawinga (dal Psg via Cina), la danese Sofie Svava (dal Real Madrid) e la statunitense Sofia Huerta (dalle Seattle Reign), tre giocatrici d’attacco che vanno a rimpolpare un reparto che ha già Ada Hegerberg e Kadidiatou Diani, ovvero due delle migliori realizzatrici del pianeta.
Il gruppo B
È quello in cui ci sono le altre debuttanti assolute, quelle del Celtic Fc. Le scozzesi sono arrivate alla fase a gironi eliminando le finlandesi del Kuopio, le lituane del Gintra e, nell’atto decisivo, le ucraine del Vorskla Poltava (1-0 e 2-0). Anche in questo caso, la storia del settore femminile della gloriosa società di Glasgow è relativamente giovane: aperto nel 2007, fece il passo nel professionismo solo a inizio 2020. Il primo titolo nazionale, in una scena dominata storicamente dal Glasgow City, è arrivato solo alla fine della scorsa stagione, con tutto quello che, a livello europeo ne è conseguito. La squadra è giovanissima, l’allenatrice, la svedese Elena Sadiku, anche (30 anni) ed è difficile immaginare qualcosa in più rispetto a un’onorevole presenza per questa prima Champions. Anche perché, le avversarie nel gruppo sono tremende: ci sono le campionesse nazionali dei Paesi Bassi, ovvero il Twente Enschede, quelle d’Inghilterra, vale a dire il Chelsea, e un nome pesante come quello del Real Madrid, che non ha intrapreso la strada dei colleghi uomini, in quanto a successi, ma che non sta lasciando nulla al caso sul suo percorso di crescita. Sul piano del mercato, la Casa Blanca si è mossa parecchio, portando a Madrid la nazionale francese Maëlle Lakrar, Filippa Angeldahl, ovvero una colonna della Svezia, e l’attaccante tedesca Melanie Leupolz, che vanta 79 presenze in Nazionale e che ritroverà in Europa proprio quel Chelsea appena lasciato. Le blues, dal canto loro, fanno le cose sul serissimo: semifinaliste l’anno scorso, hanno cambiato allenatrice, affidando le redini a Sonia Bompastor (l’unica fin qui ad aver vinto la Champions da calciatrice e da guida tecnica) e hanno mantenuto, Leupolz a parte, il telaio della scorsa stagione, aggiugendovi un pilastro della Nazionale inglese come Lucy Bronze (dal Barça). Spiccano inoltre, in chiave internazionale, la scozzese Erin Cuthbert, l’inglese Lauren James, la colombiana Mayra Ramirez e la norvegese Guro Reiten, oltre all’australiana Sam Kerr, ancora però alle prese con il lungo percorso di recupero post rottura del crociato. Terza forza, ma solo sulla carta, del girone è il Twente, che ha vinto tre degli ultimi quattro campionati dei Paesi Bassi e che rappresenta quindi la punta di un movimento, quello neerlandese, in ottima salute. La squadra è davvero giovanissima (in rosa non c’è una sola giocatrice che abbia più di 25 anni), oltre che decisamente autarchica (solo tre non neerlandesi in organico) e non ha stelle particolari, fatta eccezione per la centrocampista islandese Amanda Andradóttir, alla prima esperienza fuori dall’isola dei ghiacci.

Il gruppo C
È quello della Juventus, che ha già fatto una cosa notevole eliminando, nell’ultimo turno preliminare, il Paris saint Germain (5-2 nel doppio confronto). L’obiettivo delle bianconere è quello di dimenticare l’uscita nella fase ai gironi dello scorso anno e le potenzialità per farlo ci sono tutte, soppesando anche le avversarie di questa edizione. Novità in panchina, con quel Max Canzi arrivato dal maschile, e in campo, dopo una campagna trasferimenti d’eccezione: oltre alla svizzera Alisha Lehmann, che è un fenomeno sociale, ma è anche, se non soprattutto, una che sa dare il suo contributo in campo, sono arrivate la compagna di Nazionale Viola Calligaris, la svedese Hanna Bennison (21 anni e già 44 presenze in Nazionale) e la fortissima esterna danese Amalie Vansgaard, che è arrivata proprio dal Psg, contro cui ha subito segnato, oltre alla colonna azzurra Valentina Bergamaschi. Le partenze non sono state di poco conto, ma in rosa ci sono sempre pilastri della caratura di Sara Gama, Lisa Boattin, Cristiana Girelli, Barbara Bonansea, oltre all’appena rientrata (post infortunio) Martina Rosucci e alle rampanti Arianna Caruso, Sofia Cantore e Asia Bragonzi. Insomma, squadra completa e ben attrezzata, che però dovra sudarsi il passaggio del turno. Sulla strada della Juve c’è il Vålerenga, ma soprattutto ci sono il Bayern München e Arsenal. Le “Bohemene” di Oslo saranno il primo avversario della squadra di Torino e, sulla carta, rappresentano l’anello debole del girone: attenzione, però, perché sono la squadra campione 2023 di Norvegia, perché stanno veleggiando verso il titolo 2024 e perché hanno condotto un cammino non trascurabile nella fase preliminare. L’organico è zeppo di giocatrici internazionali nordiche fra cui la capitana danese Janni Thomsen, e, in buona sostanza, sarà un avversario da prendere con le molle, anche per Bayern e Arsenal. La formazione bavarese, scudettata in Germania, è reduce dalla delusione della scorsa Champions (fuori ai gironi) e punta a fare molto di più, anche se le ambizioni potrebbero essere frustrate dal grave infortunio occorso a Lena Oberdorf, che era stato il grande colpo di mercato e che sarà fuori causa ancora a lungo. In rosa ci sono comunque stelle internazionali di prima grandezza, come la danese Pernille Harder, l’inglese Georgia Stainway e le tedesche Giulia Gwinn e Lea Schüller. In un gruppo molto equilibrato anche l’Arsenal dovrà sudarsi l’eventuale biglietto per i quarti: non c’è più Vivianne Miedema (è andata al City), ma è arrivata la 22enne svedese Rosa Kafaji, per la quale la società londinese ha sborsato 292mila euro, versati nelle casse dell’Håcken, e che sembra essersi subito ben inserita nel nuovo contesto. È arrivata anche la spagnola Mariona Caldentey, centrocampista fra le migliori d’Europa, e in organico ci sono ancora la svedese Stina Blackstenius, le inglesi Alessia Russo, Beth Mead, Leah Williamson e la norvegese Frida Manuum (78 presenze in Nazionale). Chi passa? Durissimo a dirsi, ma di certo la Juve può farcela.
Il gruppo D
Prima di tutto, il Barcelona, il cui nome, ormai più al femminile che al maschile, parla da solo. Le blaugrana, se possibile, sono ancora più forti di prima. Sul mercato, la società catalana ha speso più di un milione di euro per assicurarsi la fantasia della 21enne portoghese Kika Nazareth (Benfica) e la potenza della centravanti polacca Ewa Pajor (Wolfsburg). Non ci sono più le già citate Mariona e Bronze, ma tutto il resto (e che resto) è rimasto, a partire da Aitana Bonmatí per arrivare a Caroline Graham Hansen, passando per il nucleo della super-Spagna e per le confermatissime Fridolina Rolfö e Keira Walsh. La seconda posizione, sulla griglia di partenza del girone, spetta al Manchester City, che, come detto, ha accolto in squadra nientemeno che Vivianne Miedema; con la centravanti neerlandese sono arrivate anche tre colonne della Nazionale giapponese, ovvero il portiere Ayaka Yamashita, il difensore Risa Shimizu (che però si è rotta il crociato) e l’esterna offensiva Aoba Fujino, le quali hanno raggiunto la titolatissima connazionale Yui Hasegawa. Non pare abbastanza per fare meglio del Barça, ma dovrebbe essere più che sufficiente per garantirsi il secondo posto nel girone, a fronte dello svedese Hammarby e dell’ austriaco Sankt Pölten.

Le Bajen biancoverdi sono alla prima partecipazione alla Champions della storia della gloriosa società di Stockholm, conquistata dopo un’impresa nell’ultimo preliminare, contesto in cui l’Hammarby ha ribaltato il Benfica e i pronostici, perdendo 1-2 in casa l’andata e vincendo 0-2 il ritorno sul campo di una squadra che nel 2023-24 era arrivata ai quarti di finale. Il gol decisivo, di Cathinka Tandberg, è arrivato al 95esimo, in questo modo. L’organico è una miscela svedese-norvegese, comunque garanzia di buona qualità: occhio alla 20enne attaccante Ellen Wangerheim, non ancora entrata nel giro della Nazionale gialloblù ma capace di mettersi spesso in luce in questi mesi. Le austriache del Sankt Pölten sono, invece, una presenza quasi fissa di questa era di Champions, forti di quattro titoli nazionali consecutivi. Nel 2023-24 hanno raccolto un punto in 6 partite di girone e quest’anno la rosa non è cambiata granché, se si eccettua l’arrivo di qualche giovane speranza e della Nazionale slovacca Kamila Dubcová, dal Milan. Difficile immaginare qualcosa in più di una onorevole partecipazione per le austriache.
Il cammino
La fase a gironi inizia nella settimana di 8 e 9 ottobre, per poi concludersi, con il sesto giro di partite, giusto qualche giorno prima della pausa natalizia. Le prime due di ogni girone si incroceranno ai quarti; da lì, di sfida in sfida, si arriverà alla finale di Lisbona, in programma il 25 (o 24 maggio).


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