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Calcio, l’estate dei disastri finanziari, effettivi e scampati – Salvo il Lione; chiudono Ajaccio, Boavista, Brescia, Spal e Vitesse

Il panorama in Europa delle squadre calcistiche scomparse durante l'estate 2025, fra debiti fuori controllo, stadi non a norma e ripartenze dal basso.

L’estate 2025 è stata particolarmente febbrile per alcune storiche piazze calcistiche europee. Difficoltà di vario genere, economiche soprattutto, hanno condizionato, o lo stanno facendo tuttora, il futuro a breve termine di diverse realtà, anche di alto livello. Qualcuna è riuscita a salvarsi, in maniera anche abbastanza rocambolesca, mentre altre hanno dovuto dire addio, quantomeno, alla scena del calcio professionistico delle rispettive nazioni. All’Olympique Lyonnais è andata sicuramente molto bene, anche perché la vicenda era di quelle complicate.

Francia, l’OL prima retrocesso e poi graziato

L’Olympique Lyonnais non sarebbe fallito, ma la Direction Nationale du Contrôle de Gestion, l’organo che tiene sotto controllo i conti delle società calcistiche in Francia, aveva definito la sua retrocessione in “serie B” già durante lo scorso mese di novembre. La gestione portata avanti da Eagle Football, una “azienda calcistica” promossa dallo statunitense John Textor, che controlla anche Botafogo (Brasile), RWDM (Belgio) e Crystal Palace (Inghilterra), aveva condotto l’OL sul ciglio del burrone: la DNCG aveva “anticipato” la retrocessione già a novembre dell’anno scorso, dato che il Lione si trovava a far fronte di una situazione debitoria aperta di 175 milioni di euro. Il disastro, però, è stato evitato grazie all’entrata in scena della donna d’affari statunitense, di origini coreane, Yongmee Michele Kang. Kang, che era già presidentessa delle OL Lyonnes, ovvero della realtà femminile del Lione, era già anche una delle personalità di rilievo coinvolte in Eagle Football, oltre a essere anche azionista di maggioranza delle Washington Spirits (squadra del massimo campionato femminile statunitense) e delle London City Lionesses, realtà appena promossa nella “serie A” femminile inglese. Insomma, una che sa come muoversi, considerando che è anche la fondatrice di un’azienda di tecnologie mediche, la Cognosant, e che è in passato è stata vice-presidente della Northrop Grumman Corporation, impresa aero-spaziale e militare fra le più importanti negli Stati Uniti. L’ingresso di Kang ha cambiato di molto la “percezione” dell’OL da parte delle autorità regolatrici francesi, con la donna d’affari statunitense che ha rinnovato le figure dirigenziali più importanti. Certo, molto hanno fatto i milioni di euro versati da Textor, nel frattempo esautorato, dopo che questi ha venduto le sue quote di proprietà del Crystal Palace. E importanti sono state anche le cessioni di mercato, con Rayan Cherki venduto per 42,5 milioni di euro al Manchester City. Il resto ce lo ha messo l’immagine e il carisma di Kang: Lione salvo per un soffio, quindi, con tanto di posto in Europa League mantenuto e con l’attuale primo posto in Ligue 1. Si sono giocate solo due partite, ma tant’è…

Francia, è andata peggio all’Ajaccio

Nel 2024 era sparito, per poi risorgere nei campionati minori, il Bordeaux. L’estate 2025 ha fatto in Francia un’altra vittima, l’Athletic Club Ajaccien, noto in italiano come Ajaccio. Nata nel 1909, la società corsa è stata esclusa dalla Ligue 2 per mano della sopracitata DNCG per via di un “buco” finanziario di 13,5 milioni di euro. I dirigenti hanno provato a cercare qualche scappatoia, facendo presente che erano in arrivo almeno 2,5 milioni di euro per il trasferimento in uscita di un giocatore, trasferimento che però non esisteva. La squadra corsa è stata poi esclusa anche dalla National (la terza serie) e al momento è stata messa dal Tribunale del Commercio locale in liquidazione. I tifosi e la città sono in mobilitazione nel tentativo di garantire un futuro all’Orso (il soprannome della squadra) e al momento, attraverso l’iniziativa del Cullettivu Biancu è Rossu, sono stati messi da parte 30mila euro. Per la partecipazione al National i tempi sono andati troppo in là (il campionato è già alla terza giornata), ma si vuol provare a garantire un futuro, seppur su piccola scala, a una squadra che è stata per 14 volte protagonista del massimo campionato francese (l’ultima nel 2022). Da notare che ad Ajaccio aveva chiuso i battenti un’altra squadra, giusto due anni fa: si tratta del Gazelec, arrivata anche in Ligue 1 nel 2016 e posta in amministrazione controllata nel febbraio 2023 (ora è “viva” e gioca in National 3, la quinta serie francese). E nel 2017 finì esclusa dai campionati nazionali, sempre per mano della DNCG, anche l’Sc Bastia, altro nome importante del calcio di Corsica; rilevata da due imprenditori locali, la squadra dei “Leoni di Furiani” è ripartita dal basso e ha ritrovato la Ligue 2, dove milita anche in questa stagione.

Vitesse Arnhem, un fallimento infinito

Il percorso che ha portato il Vitesse Arnhem alla sparizione dal calcio neerlandese ed europeo, almeno per quel che riguarda la squadra dei “grandi”, è stato lungo e accidentato. Fondata nel 1892, la formazione giallonera è stata un pilastro della scena calcistica dei Paesi Bassi, ha vinto anche una Coppa nazionale e, per restare a tempi recenti, ha visto passare calciatori di altissimo livello come  Phillip Cocu, Roy Makaay e Nemanja Matić. La storia del Vitesse è finita male dopo una serie di decisioni della KNVB (la Federazione calcistica neerlandese) e di appelli respinti: la stagione 2024-25 si è chiusa con una penalizzazione in classifica di 27 punti (più 12 da scontare, eventualmente, quest’anno) e con l’inevitabile ultimo posto nella Eerste Divisie, la seconda lega del calcio neerlandese. Lega, questa, che non prevede retrocessioni, dato che nei Paesi Bassi società dilettantistiche (quelle che giocano nei campionati zonali) non possono acquisire lo status di professioniste, se non dopo richiesta alla Federazione e relativa trafila (oltre alla condizione necessaria di arrivare prima nella classifica di Tweede Divisie, la terza serie nazionale). Quindi, il Vitesse avrebbe anche potuto ripartire con una certa serenità in serie B, non fosse stato per la decisione della Federazione di revocare la licenza professionistica alla realtà del Gelderland. Riassumendo il più possibile, i guai sono iniziati nel 2022, quando l’allora proprietario, il russo Valeri Oyf, decise di vendere, spinto anche delle sanzioni internazionali nei confronti della Russia, la società allo statunitense Coley Parry. La Federazione però non ha approvato il passaggio di mano, ma a quel punto Parry sosteneva di aver già versato parecchi soldi a Oyf e di rivolere quei soldi indietro, dalla società. La vicenda si è trascinata a lungo, mentre la squadra faticava ad arrivare alla fine dei mesi e collezionava punti di penalizzazione. Alla fine, nella primavera appena passata, una cordata di imprenditori locali aveva trovato un accordo con Parry per la definitiva uscita di scena di quest’ultimo, ma la KVNB non ha voluto sentire ragioni e ha revocato la licenza al Vitesse, parlando di “irrisolte irregolarità finanziarie”. La nuova cordata ha presentato appello, respinto. E così, ad Arnhem, dove c’è uno stadio da 23mila spettatori che ha qualifica “4 stelle” della UEFA (il massimo è 5), ci sarà solo attività giovanile, almeno per questa stagione. A breve è prevista la pronuncia di un Tribunale civile su un ricorso presentato dagli attuali proprietari, ma le prospettive paiono sconfortanti. Inoltre, secondo il Gerlander, la società deve comunque mettere in conto di continuare a pagare le rate del leasing dello stadio di cui sopra, e si parla di una cifra intorno ai 2,4 milioni di euro all’anno…

Portogallo, “morto” un Boavista se ne fanno 3…

Un altro nome di spicco nel firmamento del calcio europeo ha dovuto far fronte a un crollo finanziario nelle ultime settimane. Un titolo nazionale, cinque coppe portoghese e una presenza rilevante nella storia delle coppe europee fanno parte del passato del Boavista Futebol Clube, che ha chiuso all’ultimo posto il massimo campionato 2024/2025 e che non ha poi ricevuto il via libera per iscriversi né alla “serie B”, né alla Liga 3, ovvero le altre ramificazioni nazionali del calcio portoghese. Sulla sorte delle “Pantere Nere” di Porto, la cui realtà era stata fondata nel 1903, si è abbattuta la decisione del Comitato di Revisione composto per l’occasione da due rappresentanti della Lega, uno della Federazione, uno dell’Associazione allenatori e uno del Sindacato dei calciatori: i problemi erano, anche in questo caso, debitori e riguardavano soprattutto la posizione della società nei confronti del fisco portoghese. Si riparte, quindi, dai campionati distrettuali di Porto ed è qui che inizia una sorta di intricata serie televisiva. La polisportiva che “reggeva” la squadra calcistica professionistica va avanti per la sua strada e ha deciso di iscriversi – come Boavista FC -alla Prima divisione dei campionati distrettuali, che è di fatto la settima serie, partendo dalla “A” e andando a scendere. Al contempo, però, la realtà esclusa dal professionismo, con buona parte degli stessi dirigenti che hanno portato al crollo (fra loro c’è Gérard Lopez, che era il proprietario del Bordeaux citato sopra fra le squadre fallite recentemente in Francia), ha mantenuto i diritti della cosidetta SAD (descrivibile in italiano come “società sportiva professionistica”) e hanno completato l’iscrizione alla LigaPro di Porto, che è la categoria più alta dei campionati locali, oltre a essere di fatto la quarta serie nazionale. Due Boavista, quindi? No, in realtà tre. Una parte della tifoseria organizzata del “vecchio” Boavista ha infatti radunato alcuni ex dirigenti e ha fondato il Panteras Negras FC, entità che mira a “sostenere il Boavista quando questo ne avrà bisogno” e a far vedere che il “movimento degli ultras non è una cosa formata da persone che vogliono auto-escludersi dalla società civile”. Il Panteras Negras ha perfezionato l’iscrizione alla Prima divisione di Porto, lo stesso campionato del Boavista FC. Non è ancora ben chiaro dove le Pantere Nere giocheranno, mentre i due Boavista dovranno condividere l’Estádio do Bessa, stadio da oltre 28mila posti ristrutturato integralmente una ventina di anni fa.

Italia, la tradizionale ecatombe

In Italia, le estati da dramma calcistico in più di un luogo sono un vero tormentone ormai tipico della stagione. Questa volta, la falce delle irregolarità finanziarie ha mietuto nomi storici: Brescia, Lucchese e Spal sono infatti sparite dalla cartina del calcio professionistico (oltre a Turris e Taranto, che erano state escluse a campionato di serie C 2024-2025 in corso) fra contributi non pagati e situazioni debitorie assortite. A Brescia è finita una storia cominciata nel 1911 e da quella fine si è ripartiti con l’Union Brescia, che ha “rilevato il diritto sportivo” della Feralpi Salò e si è presentato al via dell’attuale serie C. Di fatto, quello che è avvenuto è che il proprietario della Feralpi ha spostato la società da Salò a Brescia, accogliendo l’invito del sindaco del capoluogo. A Lucca è andato in scena un nuovo “fallimento”, dopo quello del 2019, originato da una serie di gestioni quantomeno poco consistenti e un calvario, fatto di punti di penalizzazione e di messe in mora, durato mesi. La Lucchese è stata rifondata e ripartirà, proprio in questi giorni, dall’Eccellenza toscana. La Spal? Fondata nel 1907, è arrivata già alla terza “rifondazione”, dopo quelle del 2005 e del 2012 e dopo la licenza professionistica non rilasciata per via di un debito complessivo compreso fra i 10 e i 15 milioni di euro, maturato alla fine della gestione dello statunitense Joe Tacopina. E adesso? È appena nata la Ars et Labor Ferrara, che parteciperà al prossimo campionato di Eccellenza emiliano-romagnola. Attenzione, però, perché la serie C italiana è un vero vivaio di dissesti sportivi; nel girone A c’è la Triestina, che ha già 7 punti di penalizzazione e che proprio in queste ore potrebbe pure ritirarsi dal campionato; nel gruppo C il Trapani è partito da -8, ma sembra godere di uno stato di salute accettabile, anche se il presidente Valerio Antonini è un personaggio abbastanza particolare; da -3 è invece iniziato il campionato del Foggia, sempre per mancanze relative al 2024-25, ma anche in questo caso la situazione sembra volgere al meglio. Suonano, da tempo, gli allarmi di sopravvivenza per il Rimini (girone B), che è iscritto al campionato, che si è presentato alla prima partita e che potrebbe anche non farne altre, dato che, a quanto pare, la proprietà subentrata recentemente di soldi non ne ha da mettere. Anche in casa Ternana (sempre girone B) sembrava mettersi molto male, ma, anche se all’orizzonte ci sono dei punti di penalizzazione relativi al 2024-25, al momento la gestione ordinaria della società regge. La speranza è che regga per tutta la stagione…

Spagna, estate difficile per il Sevilla

In Spagna l’estate è passata abbastanza tranquillamente. Una società di enorme importanza, però, è finita nelle maglie delle norme “anti-crisi”, ovvero quelle che impediscono di spendere più di quanto sia effettivamente sostenibile per il proprio bilancio. Si tratta nientemeno del Sevilla Fútbol Club, che in Europa è diventata una potenza a suon di Europa League vinte (siamo a 7, l’ultima nel 2022-23, le prime due quando ancora si chiamava Coppa UEFA). In sostanza, la società dei “Nervionenses”, la cui proprietà è attualmente cinese, si sono ritrovati senza la possibilità di fare mercato, facendo conto, in vista dell’inizio della nuova stagione, su soli 12 giocatori. Con il passare delle settimane e, soprattutto, con una serie di mosse di mercato, soprattutto in uscita, la situazione alla corte del tecnico Matias Almeyda è migliorata, anche se la rosa è tuttora un “cantiere aperto”, per usare una formula abbastanza abusata, ma calzante in questo caso. Comunque, nessun problema di sopravvivenza alle viste per i biancorossi.

Com’è andata nel resto d’Europa?

Limitandoci alle leghe che hanno uno svolgimento stagionale da estate a estate, nei campionati professionistici o semi-professionistica, si sono registrati diversi dissesti. In Belgio, la Challenger Pro League (la serie B) 2025-26 è iniziata con una squadra in meno del previsto perché il Koninklijke Maatschappij Sportkring Deinze, meglio noto come Deinze ha dichiarato bancarotta mentre il passato campionato era ancora in corso. In Grecia, il PAS Lamia 1964 è retrocesso dalla Super League 1 e ha poi rinunciato alla partecipazione alla Super League 2 non riuscendo più a far fronte agli stipendi da pagare. In Cechia, l’MFK Vyškov non aveva lo stadio a norma per giocare in “serie B” e ha scelto di auto-declassarsi, ripartendo così dalla Prima divisione morava. Giusto qualche settimana prima, peraltro, la squadra aveva raggiunto i playoff validi per andare in Chance Liga (la serie A), perdendo solo ai rigori contro il blasonato Dukla Praha. Spostandoci un po’ più a est, in Polonia, il Kotwica Kołobrzeg, che nel 2024-2025 aveva giocato in I Liga (la locale serie B) è stato dichiarato insolvente prima e fallito dopo, vedendo così terminare una storia di quasi 80 anni. Come già visto in altri luoghi, altri hanno ripreso in mano la situazione e hanno creato una “società-fenice”, iscritta per questa stagione alla Liga okręgowa (ovvero alla sesta serie nazionale). La questione-stadio è stata poi fatale anche per l’FC Krumovgrad, che è stato prima retrocesso dalla Parva Liga alla Seconda serie bulgara e che poi ha rinunciato alla successiva iscrizione: nelle ultime stagioni, la società del piccolo centro vicino al confine con la Grecia aveva giocato nello stadio di Plovdiv, con tutte le spese che ne conseguivano. Non essendosi sbloccata la situazione per migliorare lo stadio di Krumovgrad, la dirigenza ha deciso per l’auto-declassamento. Infine, in Romania ne sono saltate due, entrambe inizialmente aventi diritto alla partecipazione alla Liga 2. Una è il FC Gloria Buzău, appena scesa dalla “serie A” e di fatto chiusa dalle autorità locali a seguito della retrocessione. Il Distretto (suddivisione amministrativa paragonabile a una provincia italiana) di Buzău era infatti parte in causa nella gestione della società, fondata nel 2016 e mandata avanti insieme a investitori privati e al Comune. Il presidente del distretto, Adrien Petre, ha però comunicato che “dopo la retrocessione in Liga 2 non potevamo più sostenerlo”. A quel punto anche il Comune si è tirato indietro e la società è crollata. Lo stesso presidente della “provincia” ha usato parole più ricorrenti nei discorsi nei presidenti calcistici: “Se i giocatori stranieri fossero stati seri, avremmo potuto evitare la retrocessione e non saremmo finiti in questa situazione”. La seconda realtà sparita dalla scena professionistica, almeno per il momento, è la FC U Craiova, per la cui vicenda servirebbe uno speciale dedicato. La fine, stavolta, è arrivata perché il proprietario, Adrian Mititelu, non ha richiesto la necessaria licenza, contestando le decisioni della Federazione, che aveva precedentemente inflitto 32 punti di penalizzazione, da scontare nella stagione 2025-26, per inadempienze legate alla gestione della stagione precedente. La U Craiova avrebbe potuto essere iscritta alla terza serie, ma, nel frattempo, i punti di penalità emessi dalla Federazione rumena sono diventati 94 (!); il proprietario avrebbe presentato richiesta di concordato preventivo per tentare di proseguire l’attività, prospettiva a questo punto molto, ma molto improbabile.


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