C’erano Nikola Kalinic e Yevheni Konoplanka. C’erano altri giocatori di qualità e fama internazionale. C’erano due titoli sovietici in bacheca e c’è stata una Europa League vicinissima all’essere vinta. Ora tutto questo non c’è più. Il Dnipro, gloriosa società calcistica ucraina, non si è iscritta al prossimo campionato ed è fondamentalmente sparita.
Il presente
La squadra della città che fino al 2016 si chiamava Dnipropetrovsk, più di un milione di abitanti, avrebbe dovuto prendere parte al prossimo campionato di quarta serie ucraina (un torneo praticamente amatoriale), ma l’attività della società è stata interrotta. Cosa ci facesse in un torneo amatoriale una squadra finalista di Europa League giusto quattro anni fa è domanda legittima: gli ucraini sono incappati nelle maglie del fair play finanziario dell’Uefa e fra il 2016 e il 2017 la società è prima retrocessa nella serie B nazionale e poi ulteriormente declassata per inadempienze finanziarie. Al centro della bufera finì l’allora patron Igor Kolomoisky, che prima portò il club in alto e poi, in buona sostanza, smise di occuparsene perché coinvolto nella guerra russo-ucraina che divampava in quegli anni.
Il passato (recente)
Il Dnipro ha vissuto un periodo entusiasmante nella seconda decade del XXI secolo. L’acme è stato senz’altro il cammino di Europa League nella stagione 2014-2015. Quella squadra, con Denys Boyko in porta, il brasiliano Douglas al centro della difesa (ora gioca nella Chapecoense), Ruslan Rotan (100 presenze in Nazionale) in mezzo al campo, e due come Konoplyanka e Kalinic a imperversare nella tre quarti offensiva e a spiccare il volo verso il mercato internazionale (uno ora è allo Schalke 04, l’altro è all’Atletico Madrid) superò l’Hajduk Split ai preliminari, passò il girone con Inter, Qarabah e Saint Etienne e mise in fila gli scalpi di Olympiakos, Ajax, Club Bruges e Napoli in semifinale. In finale poi il Dnipro trovò gli spagnoli del Sevilla, squadra a dir poco “ispirata” quando si trattava di Europa League.
Che partita!
Fu una finale emozionante, con Kalinic a sbloccare il risultato. I biancorossi (allenati da Unai Emery) ribaltarono la situazione con Grzegorsz Krychowiak e Carlos Bacca (assist da favola di Josè Antonio Reyes, tragicamente scomparso nel giugno di quest’anno) ma capitan Rotan fissò il 2-2 su punizione. A decidere la sfida di Varsavia fu però di nuovo il colombiano Bacca, che siglò la settima (!) rete della sua Europa League e condannò il Dnipro alla premiazione degli sconfitti. Fu il punto europeo più alto mai toccato dagli ucraini, che l’anno dopo tornarono sì nella competizione, per uscire ai gironi.
Bacheca rilevante
Il Dnipro chiude una sede in cui hanno trovato posto due campionati sovietici (’83 e ’88), una Coppa dell’Urss (’89) e due Coppe delle Federazioni sovietiche (l’equivalente della Coppa di Lega, ’86 e ’89). Sulla scena ucraina non sono mai arrivati titoli: vita dura con Dinamo Kiev e Shakhtar Donetsk. Il miglior piazzamento in campionato fu il secondo posto nel 2013-14.


Ricordo bene quella finale, grande Kalinic!
"Mi piace""Mi piace"