Atletica

Diamond League – L’Europa che brilla

I Mondiali di atletica sono sempre più vicini. L’attesa è più lunga rispetto al solito (si gareggia in Bahrain dal 28 settembre), ma di certo la Diamond League, ovvero il massimo circuito di gare in calendario, è stato davvero un ottimo modo di ingannare il tempo. Detto che la Diamond League non è ancora finita – venerdì 6 settembre Bruxelles ospiterà la seconda metà delle finali – l’appuntamento di Zurich è servito per fare un utile punto nell’avvicinamento ai Mondiali. Oltre a rappresentare un meeting fantastico, per qualità dei partecipanti e dei risultati. Con più di qualche europeo a prendersi tutta la scena…

Karsten da pazzi

I 400 ostacoli dello scorso venerdì sono stati con ogni probabilità la gara migliore di tutti i tempi della specialità. A vincere un norvegese, Karsten Warholm, che per l’occasione ha firmato il secondo tempo della storia sulla distanza, quel 46″92 che è secondo solo al primato del mondo dello statunitense Kevin Young (46″78, Barcellona, 1992). Ah, Warholm, che ha 23 anni, ha preceduto lo statunitense Rai Benjamin, che di anni ne ha 22 e che a Zurich ha firmato il terzo tempo di ogni epoca (46″98). Il norvegese si presenterà a Doha da campione del mondo in carica: a Londra nel 2017 divenne infatti l’iridato più giovane di tutti i tempi nei 400 ostacoli. Un uomo da record, quindi. A occhio, potrebbe scriverne ancora parecchi.

Hassan imprendibile

Sifan Hassan è una mezzofondista neerlandese che non si fa troppi problemi di distanze. Quando c’è da correre, corre. E negli ultimi tempi, a 26 anni, ha raggiunto un livello di eccellenza mondiale. A Zurich ha dato una notevole dimostrazione di forza, consumando tutte le avversarie nella prova dei 1500 e andando a prendersi il diamantone-premio in 3’57″08. Hassan si presenterà a Doha da campionessa europea in carica dei 5000 e da bronzo iridato dei 1500. Sarà sicuramente della partita per le medaglie. E chissà che in quella lotta non ci sia anche Konstanze Klosterhalfen: 22 anni, tedesca cresciuta sulle rive del Reno, che ha saputo andare sotto la soglia dei 4 minuti e che ha letteralmente sorpreso tutti – lei compresa – nella gara di Zurich.

Scuola estone

Il terzo (di 4) europeo che si è portato a casa 40mila euro (oltre al diamantone sopracitato) è l’estone Magnus Kirt. Le prove di giavellotto negli ultimi anni sono spesso diventate una sorta di campionato nazionale tedesco, ma Kirt (bronzo europeo nel 2018) ha saputo confermarsi ad alto livello con la misura di 89,13. E i tedeschi? Tanti, agguerriti, ma in questa stagione un po’ appannati. Ma con ogni probabilità Thomas Rohler, Andreas Hoffmann e Johannes Vetter si faranno vedere, eccome, a Doha…

Se si salta, c’è l’Ucraina

Quella di Zurich è stata una pedana propizia anche per Andriy Protsenko, primo nel salto in alto. Il panorama mondiale, in questa specialità, non vive un’età dell’oro e così l’ucraino, 31 anni e una bacheca di successi internazionali non traboccante, almeno fino a questo punto, ha chiuso da vincitore la Diamond League 2019 saltando 2,32 in finale. In questo panorama, guardando al Mondiale, tanto dipenderà dalle condizioni di Mutaz Barshim: in caso il qatariota non sia in palla, Protsenko potrà approfittarne, così come il bulgaro Tihomir Ivanov (2,30 a Zurich) e magari anche gli italiani Gianmarco Tamberi e Stefano Sottile.

Già, gli italiani?

Alla prima finale del circuito di azzurri in gara non ce n’era neanche uno. Qualcuno ha dovuto fare i conti con gli infortuni (Tortu, lo stesso Tamberi), altri ancora non hanno lo “status” internazionale necessario per essere coinvolti a questi livelli. A Bruxelles, le cose non saranno tanto più azzurre, visto che in gara ci sarà Elena Vallortigara, nella finale dell’alto. E basta. L’atletica italiana di alto livello è data da più parti in fase di crescita: ci sarà da guardare a Doha per rendersene effettivamente conto.

Un utile riassunto

Oltre ai 4 vincitori già citati, i diamanti Iaaf sono finiti nelle mani di Shaunae Miller-Uibo (200, Bahamas; seconda la britannica Dina Asher-Smith), Juan Miguel Echevarria (lungo, Cuba), Sydney McLaughlin (400 hs, Usa), Noah Lyles (100, Usa), Shanieka Ricketts (triplo, Giamaica), Joshua Cheptegei (5000, Uganda), Donovan Brazier (800, Usa), Lijiao Gong (peso, Cina), Sam Kendricks (asta, Usa; dietro di lui lo svedese Armand Duplantis e il polacco Piotr Lisek, due che ai Mondiali saranno sicuri protagonisti), Beatrice Chepkoech (3000 siepi, Kenya), Salwa Eid Naser (400, Bahrain) e Huihui Lyu (giavellotto, Cina). Venerdì a Bruxelles, altre 16 gare: un secondo gran finale, prima del rendez-vous mondiale.

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